Disordini a Cuba: cause e possibili sviluppi

A partire dall’11 luglio 2021 si sono registrate a Cuba numerose proteste contro l’attuale governo guidato da Miguel Díaz-Canel, succeduto nel 2019 a Raúl Castro e da quest’anno alla guida del Partito Comunista di Cuba (PCC). Avvenute inizialmente a San Antonio de los Baños, località situata a circa 30 km a sud della capitale, le dimostrazioni si sono presto diffuse a L’Avana e negli altri centri urbani del Paese. L’alta partecipazione popolare, inedita negli ultimi 27 anni, ha reso necessario l’intervento delle forze governative, le quali hanno dispiegato per le strade del Paese le Forze Armate Rivoluzionarie (FAR) e la loro squadra di élite, la Brigata Speciale Nazionale (BEN). Il governo in carica ha inoltre esplicitamente sollecitato l’organizzazione di contromanifestazioni da parte dei sostenitori del PCC, i quali si sono a loro volta riversati nelle principali piazze del Paese.

Inizialmente catalizzate da carenze nell’approvvigionamento di generi alimentari e di farmaci, nonché dai progressivi tagli alla fornitura della corrente elettrica, le proteste sono attualmente rivolte contro l’intero impianto comunista dello stato cubano, accusato tra le altre cose di limitare la libertà di espressione. A questo proposito si fa presente che a partire da novembre 2020 avevano avuto luogo proteste antigovernative da parte del “Movimiento San Isidro”, collettivo di artisti contrari al “Decreto 349” che stabilisce che lo stato abbia il controllo su tutte le arti e possa decidere chi si possa legittimamente qualificare come artista. Se le recenti proteste degli artisti possono pertanto essere considerate come un’anticipazione delle attuali dimostrazioni che interessano il Paese, queste ultime sono tuttavia ben più partecipate delle precedenti e diffuse in aree geografiche precedentemente non interessate da manifestazioni significative.

Figura 1. Marcia di protesta a L’Avana. Fonte Reuters

Oltre a L’Avana, si registrano manifestazioni di protesta in almeno venti località, tra le quali si segnalano Santiago de Cuba, Matanzas, Cardenas, Holguin, Santa Clara, Guira de Melena e Camaguey. A L’Avana, centinaia di manifestanti si riuniscono quotidianamente nei pressi del Capitolio, del Parque de la Fraternidad e lungo il Paseo de Martí, dando luogo a quelle che risultano essere le manifestazioni più numerose dal 1994, quando migliaia di persone manifestarono lungo il Malecón nel mezzo di un’acuta crisi economica causata dalla caduta dell’Unione Sovietica, principale sponsor di Cuba.

Le motivazioni delle attuali proteste non sono dissimili da quelle che 27 anni fa portarono a quello che fu poi definito “Maleconazo”. In un contesto in cui il governo è accusato di essere il diretto responsabile della grave crisi economica che sta vivendo il Paese, la pandemia da Covid-19 ha infatti duramente colpito il settore turistico, principale fonte di reddito dell’isola a seguito del 1989, provocando una contrazione del PIL pari a circa l’11% nel 2020. L’indisponibilità di entrate derivanti dal turismo ha comportato un significativo aumento dei prezzi e la necessità di interrompere la distribuzione di energia elettrica a livelli maggiori rispetto al passato. Tali difficoltà economiche si inseriscono inoltre in un quadro segnato dalla penuria di beni primari, in parte dovuta all’embargo statunitense che dal 1960 interessa l’isola caraibica. Le sanzioni adottate dall’amministrazione Trump hanno ulteriormente colpito l’economia del Paese, dando luogo a lunghe code per l’accaparramento di generi alimentari e farmaci ed esasperando una situazione già di per sé critica.

Le proteste e le contromanifestazioni di coloro che hanno risposto all’appello governativo sono sfociate in disordini scarsamente controllabili dalle forze di sicurezza cubane, le quali hanno disposto un elevato numero di arresti nei confronti dei dimostranti antigovernativi. Al 14 luglio 2021, oltre 140 manifestanti sarebbero stati tratti in arresto. Tra i fermati si segnalano diversi attivisti dissidenti e l’inviata del quotidiano spagnolo ABC, la quale sarà giudicata per “reati contro la sicurezza dello stato”. Gli scontri, che ad ora hanno comportato la morte di un manifestante a L’Avana, hanno luogo su base quotidiana e prevedono blocchi stradali, saccheggi e azioni dirette contro le forze di polizia.

Il governo centrale, nel tentativo di arginare le proteste, ha temporaneamente sospeso le connessioni a internet. Secondo quanto riportato dalla Ong Netblocks, sarebbero inoltre stati resi parzialmente inaccessibili dalle autorità i social network, al fine di evitare organizzazioni online di manifestazioni e picchetti.

Figura 2. Parziale sospensione dei social network. Fonte Netblocks

I social network hanno infatti permesso una rapida diffusione delle proteste, modalità relativamente nuova nel Paese e inimmaginabile appena pochi anni fa, quando il monopolio sulle telecomunicazioni da parte dello stato non permetteva la vendita dei dati mobili ai cittadini e gli smartphone erano poco diffusi.

In tale contesto, il governo cubano accusa gli Stati Uniti di fomentare le rivolte per cercare una destabilizzazione del Paese ed indica in particolare gli esuli cubani residenti in Florida come gli artefici di una campagna mediatica volta a enfatizzare le proteste e trovare il sostegno della comunità internazionale. Inoltre, sul piano interno, l’ultimo mese ha visto una netta recrudescenza dei casi di Covid-19, il cui epicentro risulta essere la provincia settentrionale di Matanzas. Gruppi di oppositori hanno conseguentemente chiesto l’istituzione di un corridoio umanitario verso l’isola, richiesta ad ora respinta dal governo che ha denunciato la volontà di proiettare l’immagine di un Paese al collasso e di creare le condizioni per un eventuale intervento straniero.

In conclusione, il quadro di sicurezza resta fluido, con possibili variazioni nel breve termine.  Le proteste, sebbene ad ora non sembrino essere state segnate da continuativi episodi di violenza, potrebbero degenerare in disordini ben più violenti di quelli attuali, specialmente se il governo cubano non dovesse negoziare concessioni con i rappresentanti delle dimostrazioni. Se quest’ultimo, al momento, non sembra volersi mostrare incline al dialogo con i manifestanti, una prolungata ondata di dimostrazioni potrebbe tuttavia rendere necessaria un’intesa con gli oppositori almeno su alcune delle loro principali rivendicazioni. Ulteriori criticità potrebbero dipendere dagli arresti perpetrati dal governo cubano e dall’azione dei contromanifestanti. Nel primo caso, qualora il PCC non dovesse assicurare delle garanzie processuali per i dimostranti arrestati, le proteste potrebbero ulteriormente inasprirsi e degenerare in episodi di violenza di portata maggiore rispetto agli eventi finora registrati. Per quanto riguarda le contromanifestazioni, l’appello ai sostenitori rivolto dal PCC potrebbe contribuire a determinare una situazione difficilmente gestibile da parte degli apparati statali. Inoltre, il proseguire delle mobilitazioni potrebbe provocare un ulteriore innalzamento della curva dei contagi da Covid-19, con effetti a catena sul sistema sanitario (già significativamente provato dall’emergenza in corso) e sulle possibilità di una rapida ripresa in ambito economico.

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