Disordini in Sudafrica: infiltrazioni criminali e possibili sviluppi del quadro di sicurezza

Lunedì 29 giugno 2021 l’ex presidente sudafricano Jacob Zuma è stato condannato a 15 mesi di detenzione per oltraggio alla corte nel corso di un processo a suo carico per corruzione. L’arresto di Zuma, avvenuto il 7 luglio, ha provocato negli ultimi giorni proteste e disordini, tutt’ora in corso, nella provincia del KwaZulu-Natal e, in misura minore, nel Gauteng.

Nel corso delle manifestazioni si sono verificati episodi di vandalismo e saccheggio ai danni di veicoli privati, camion e attività commerciali. Gli scontri fra le forze dell’ordine e manifestanti hanno inoltre già causato la morte di almeno 40 persone, di cui oltre 20 nel Kwa-Zulu Natal. In tale contesto, il 12 luglio la National Joint Operational and Intelligence Structure (NatJOINTS – organismo di intelligence governativo) ha formalmente richiesto l’assistenza dell’esercito sudafricano (South African National Defence Force – SANDF) per contenere e prevenire ulteriori disordini nel Kwa-Zulu Natal e nel Gauteng (secondo alcune fonti, tuttavia, militari armati sarebbero stati visti a Pietermaritzburg già prima dell’annuncio ufficiale dell’intervento).

Figura 1. Durban, 12 luglio 2021: intervento delle forze di polizia contro atti vandalici (Photo: EPA-EFE/STR)

Nel Kwa-Zulu Natal il supporto a Jacob Zuma – originario della regione e considerato da alcuni settori della popolazione locale come l’argine alla percepita influenza xhosa sul partito di governo African National Congress (ANC) – assume una connotazione fondamentalmente di natura etnica. È inoltre probabile che le manifestazioni siano in parte organizzate/sostenute dai gruppi di potere organici al sistema clientelare riconducibile a Zuma e ostili alla fazione dell’ANC dell’attuale presidente Cyril Ramaphosa, che tentano di opporsi alla ridefinizione degli equilibri di potere interni.

Oltre alle vicende giudiziarie di Zuma, diversi fattori strutturali sembrano giocare un ruolo significativo nei recenti disordini. Il saccheggio ai danni delle attività commerciali evidenziano in primo luogo l’infiltrazione di elementi criminali fra i manifestanti che, sfruttando il caos generato dalle proteste, stanno tentando di trarre profitto dalla situazione. In alcune aree, in cui i manifestanti hanno disposto dei blocchi stradali per impedire il transito dei veicoli, sono stati ad esempio segnalati casi di estorsione ai danni degli automobilisti per lasciarli passare.

I disordini in corso, sebbene catalizzati nelle fasi iniziali dall’arresto di Zuma, sembrano inoltre influenzati anche da dinamiche strutturali più ampie e tipiche del contesto sudafricano contemporaneo ovvero povertà diffusa, profonde disuguaglianze e carenze nelle forniture dei servizi essenziali. La stessa localizzazione dei disordini in alcune aree di Johannesburg particolarmente disagiate (Soweto, Alexandra) appare evidenziare ulteriormente questo aspetto.

Il quadro di sicurezza attuale configura, nelle province interessate dai disordini, rischi operativi molteplici e di diversa natura. Oltre al pericolo di rimanere coinvolti nei disordini, non può escludersi che – come già avvenuto in passato – alle istanze dei manifestanti si sovrappongano sentimenti xenofobi diffusi in settori consistenti della popolazione. Ciò potrebbe implicare episodi di violenza mirata ai danni di stranieri e beni ad essi riconducibili (camion, attività commerciali etc.). Già nei primi mesi del 2021 si sono verificati diversi attacchi ai danni di camionisti stranieri ascrivibili a gruppi di camionisti xenofobi locali ed elementi del Umkhonto weSizwe Military Veterans’ Association – MKMVA, formazione filo-Zuma che già nei giorni scorsi ha organizzato manifestazioni contro il suo arresto.  

In alcune aree interessate dai disordini le comunità locali hanno organizzato gruppi di civili armati adibiti al pattugliamento delle zone a rischio di saccheggio. Tali formazioni sembrano attualmente operare in collaborazione con le forze di polizia, tuttavia qualora dovessero sfuggire al controllo delle forze dell’ordine potrebbero verificarsi episodi di giustizia sommaria ai danni di sospetti criminali (il fenomeno dei vigilantes è peraltro già ampiamente diffuso in Sudafrica).

Figura 2. Johannesburg 11 Luglio 2021: blocco stradale pro zuma (Photo: EPA-EFE/Kim Ludbrook)

Il blocco delle strade da parte dei manifestanti e i conseguenti disagi alla viabilità stanno inoltre ostacolando il transito delle ambulanze provocando disagi alle strutture sanitarie. In almeno un caso un’ambulanza è stata incendiata dai manifestanti e altri veicoli sono stati bloccati impedendo la forniture di ossigeno presso strutture sanitarie che ospitano pazienti Covid-19.

Nei prossimi giorni, in conseguenza dei disordini e delle proteste saranno possibili disagi alla viabilità, ai servizi di trasporto, ai servizi sanitari (anche di emergenza) e alle forniture idriche. È molto probabile che diverse attività commerciali, uffici pubblici e stazioni di rifornimento rimangano chiuse fino a quando le proteste non si concluderanno.

Attualmente, nonostante alcune informazioni false diffuse sui social network, non risultano episodi di violenza significativi nelle altre province del Paese. Non è tuttavia escluso che nei prossimi giorni anche le suddette province siano interessate da episodi sporadici di violenza analoghi a quelli osservati nel Kwa-Zulu Natal e nel Gauteng. Eventuali disordini sono più probabili nei prossimi giorni soprattutto nella provincia di Free State (roccaforte di Ace Magashule, membro dell’African National Congress vicino a Zuma e componente della fazione opposta a quella del presidente Ramaphosa). 

Le principali variabili che potrebbero determinare delle variazioni significative del quadro di sicurezza nel breve periodo (7-14 giorni) nelle province del Gauteng e del Kwa-Zulu Natal, nonché eventualmente nelle altre regioni del Sudafrica, sono gli sviluppi inerenti al procedimento penale a carico di Zuma, le sue condizioni di salute durante la detenzione, il livello di sostegno alle proteste fornito da gruppi di potere associati a Zuma e alla sua fazione all’interno dell’ANC e l’esito del ricorso all’esecuzione della misura di arresto presentato lunedì 13 luglio dalla difesa di Zuma all’autorità giudiziaria.

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