I possibili scenari della crisi politica tunisina

La sera del 25 luglio 2021 il Presidente della Repubblica tunisina, Kais Saied, ha congelato per 30 giorni i poteri dell’Assemblée des représentants du peuple (ARP), il parlamento monocamerale tunisino eletto ad ottobre 2019, e revocato l’incarico del Primo Ministro, Hichem Mechichi. Dopo che veicoli militari hanno circondato le sedi del parlamento, del Ministero dell’Interno e l’edificio della televisione di Stato, Saied ha annunciato il passaggio del potere esecutivo in capo alla Presidenza, che lo eserciterà con l’aiuto di un governo guidato da un nuovo primo ministro che sarà a breve nominato dal Presidente, ha revocato l’immunità parlamentare ai deputati e ha dato istruzioni di vietare a qualsiasi politico di lasciare il Paese.

Figura 1. Fotogramma dell'annuncio del 25 luglio

La decisione del Presidente Saied è stata basata, secondo le sue stesse dichiarazioni, sulle previsioni costituzionali contenute nell’articolo 80: in caso di pericolo imminente per la Nazione, la sicurezza o l’indipendenza del Paese e che ostacoli il regolare funzionamento dei poteri pubblici, il Presidente della Repubblica può decidere di adottare le misure richieste dalle circostanze eccezionali, dopo aver consultato il capo del Governo, il Presidente del Parlamento e dopo aver informato la Corte Costituzionale. Tali misure devono avere per obiettivo quello di garantire il ritorno nel più breve tempo possibile al regolare funzionamento dei pubblici poteri. L’ARP è considerata conseguentemente in stato di “riunione permanente”, periodo nel quale il Presidente della Repubblica non può sciogliere l’assemblea né è possibile presentare alcuna mozione di censura contro il governo. In qualsiasi momento, trenta giorni dopo l’entrata in vigore di tali misure eccezionali, e su domanda del Presidente dell’Assemblea dei rappresentanti del Popolo o di 30 membri di tale assemblea, la Corte Costituzionale è interpellata al fine di verificare che persistano le condizioni eccezionali che hanno condotto all’attivazione dell’articolo 80. In ogni caso tutte le misure eccezionali adottate dal Presidente della Repubblica cessano di avere effetto nel momento stesso in cui le circostanze che le hanno originate smettono di sussistere.

Sebbene dunque la Costituzione tunisina preveda in capo alla Presidenza della Repubblica il potere di adottare misure straordinarie in caso di pericolo imminente, sussistono alcune incertezze giuridiche con riferimento alla decisione del Presidente Saied. In particolare il primo e più rilevante timore riguarda il controllo da parte della Corte Costituzionale alla scadenza dei 30 giorni: in particolare al momento il garante della Costituzione tunisina è nella sostanza lo stesso Presidente della Repubblica, mancando ad oggi il Paese di una Corte Costituzionale, mai istituita nonostante le previsioni costituzionali a causa dei dissidi politici interni. Un secondo punto riguarda le misure che è possibile intraprendere nel contesto giuridico di attivazione delle clausole dell’articolo 80: quest’ultimo infatti non dettaglia le misure eccezionali che possono essere adottate, lasciando dunque a decisioni unilaterali della Presidenza la definizione di tali misure nel concreto. Lo stesso annuncio di Saied la sera del 25 luglio non ha reso note nel dettaglio le misure che saranno intraprese nel nuovo contesto di eccezionalità giuridica; il Presidente si è limitato a dichiarare che nel corso delle ore successive sarebbe stato emanato un ordine specifico per disciplinare le misure eccezionali introdotte con l’attivazione della clausola dell’articolo 80. A tal proposito tra le incognite principali vi sono i poteri che la Presidenza potrà arrogare a sé in materia giudiziaria, ciò anche in ragione della decisione di sospendere l’immunità dei deputati. Infine un terzo punto riguarda l’azione specifica del Presidente Saied nel processo di adozione della decisione del 25 luglio: secondo quanto dichiarato dallo stesso presidente sarebbero state rispettate le previsioni costituzionali di audizione del capo del Governo e del Presidente del Parlamento (la notifica alla Corte Costituzionale non è stata possibile in ragione della mancanza di tale organo); al contrario Rached Ghannouchi, leader del partito Ennahdha e attuale Presidente del Parlamento tunisino, ha smentito quanto affermato da Saied, dichiarando di non aver avuto alcuna comunicazione preventiva dal capo dello Stato. Il Primo Ministro, Hichem Mechici, dal canto suo, è irreperibile dalla sera del 25 luglio: a tal proposito si segnala che l’emittente televisiva al-Arabiya ha diffuso notizie, non confermate, secondo le quali il primo Ministro sarebbe trattenuto in una caserma dell’esercito.

Soprattutto queste aree grigie relativa all’adozione e al funzionamento dello stato di eccezione che va ora ad aprirsi hanno supportato la forte opposizione da parte dell’attuale Presidente del Parlamento, Ghannouchi, il quale ha accusato pubblicamente il Presidente Saied di aver nei fatti condotto un vero e proprio colpo di stato ai danni delle istituzioni parlamentari liberamente elette. A tal proposito si segnala che, già diverse settimane fa, la testata Middle East Eye aveva fatto trapelare notizie in merito a un documento presidenziale secretato con il quale si delineava un progetto di “dittatura costituzionale”: secondo la ricostruzione effettuata, alcuni consiglieri molto vicini al Presidente Saied avevano suggerito alla Presidenza di prendere il controllo del Paese, arrestando politici e uomini di affari contrari al Presidente e invocando proprio i poteri costituzionalmente garantiti dall’articolo 80.

Figura 2. Testo del documento pubblicato a maggio 2021 dal sito Middle East Eye

Gli sviluppi del 25 luglio si inseriscono in un contesto di crescente criticità sociale, economica, politica e sanitaria. Nel corso degli ultimi anni, infatti, e soprattutto con l’emergenza pandemica, il Paese ha assistito a un progressivo peggioramento della situazione dovuta alla crisi economica. Sebbene, infatti, nel 2019 la Tunisia abbia registrato una crescita del PIL dell’1,5%, permangono importanti criticità macroeconomiche soprattutto con riferimento al tasso di disoccupazione attualmente superiore al 18% e che raggiunge il 36% se si considera soltanto la disoccupazione giovanile. Negli ultimi anni, inoltre, la situazione legata al rischio terroristico ha avuto pesanti ripercussioni sul settore del turismo che copre circa il 7% del PIL, impiega il 12% degli occupati e garantisce il 9% delle entrate in valuta. A tutte queste criticità si è aggiunto il calo nella produzione di fosfati (scesa del 60% in 5 anni) a causa soprattutto dei numerosi scioperi degli addetti al settore. Nel corso del 2020 la situazione economica è stata ulteriormente aggravata dalla pandemia Covid-19; si è infatti registrato un aumento dei tassi di povertà, passati dal 15,2% al 19,2%, e una riduzione degli investimenti complessivi del 4,9%.

Dalla seconda metà del 2021, inoltre, si è assistito a un netto peggioramento della situazione epidemiologica legata all’emergenza Covid-19. A metà giugno 2021 il numero di nuovi casi su base giornaliera è considerevolmente aumentato anche rispetto alle precedenti ondate del virus. Con il picco di metà luglio, la situazione è apparsa sempre più critica soprattutto con riferimento ai tassi di occupazione delle terapie intensive.

Figura 3. Andamento dei casi giornalieri Covid-19 in Tunisia dall'inizio della pandemia

Il 20 luglio 2021, al culmine di una situazione epidemiologica così grave e dopo una serie di accuse reciproche sulla gestione della pandemia, il Primo Ministro Mechichi ha licenziato il ministro della Salute, Faouzi Mehdi, quest’ultimo vicino alle posizioni del Presidente Saied, sostituendolo con Moahmed Trabelsi, già precedentemente ministro degli affari sociali e divenuto in seguito alla decisione di Mechichi ministro della salute ad interim. Il giorno dopo, il 21 luglio, il Presidente della Repubblica ha annunciato di aver incaricato il Dipartimento della Sanità Militare dell’intera gestione dell’emergenza Covid-19.

La gestione dell’emergenza pandemica, infatti, si è a sua volta inserita, diventandone probabilmente ostaggio e cartina di tornasole, nelle difficili dinamiche di potere tra la Presidenza della Repubblica e quella dell’esecutivo. La decisione di gennaio 2021 del Primo ministro, Mechichi, di procedere a un rimpasto di governo, infatti, è stata rifiutata dal Presidente Saied, nonostante il voto favorevole del Parlamento. La Presidenza della Repubblica aveva nell’occasione contestato alcuni nomi proposti poiché sospettati di corruzione e conflitti di interesse, rifiutando quindi loro la possibilità di prestare giuramento come ministri. Conseguentemente, da gennaio 9 ministeri sono stati diretti ad interim. La posizione di Mechichi di rimpasto del governo a gennaio è stata sostenuta dal partito Ennahda che, nei mesi passati, ha infatti organizzato manifestazioni e proteste a livello nazionale a sostegno del sistema parlamentare e per invocare l’unità nazionale. L’aumento delle tensioni tra Saied e Mechici ha condotto il Paese in una situazione di stallo politico e decisionale in cui lo stesso Presidente della Repubblica ha minacciato più volte di voler agire, anche di forza, per risolvere una crisi che detiene in sé un enorme potenziale di destabilizzazione per il Paese poiché ne ha congelato ogni capacità decisionale in uno dei momenti più critici della storia post rivoluzione del 2011.  

Lo stallo politico in piena emergenza epidemiologica ha comportato un rinnovato aumento delle tensioni sociali che il 25 luglio, giornata in cui ricorreva il 64° anniversario della proclamazione della Repubblica tunisina, sono sfociate in una serie di manifestazioni in diversi centri urbani del Paese contro il governo, il sistema di potere e la malagestione della pandemia. Nella capitale, Tunisi, centinaia di manifestanti si sono radunati davanti al parlamento, gridando slogan contro il partito islamico Ennahdha e il premier Mechichi e chiedendo lo scioglimento del parlamento; violenze anche contro le sezioni del partito islamico al potere si sono registrate nella città di Gafsa, Kairouan, Monastir, Sousse e Tozeur. Probabilmente, proprio la reazione della piazze e soprattutto l’evidente impostazione anti-governativa delle proteste popolari ha spinto il presidente Saied ad accelerare i tempi di un’azione di forza, probabilmente già immaginate nelle settimane precedenti, nel tentativo di sbloccare la situazione creatasi.

Il quadro politico che si aprirà da ora in poi per il Paese nordafricano sarà sicuramente segnato dagli sviluppi fattuali di quelle aree grigie apertesi con l’attivazione dell’articolo 80 della costituzione, nonché dai rischi derivanti da una progressiva polarizzazione della società intorno a due epicentri di potere: da un lato i gruppi laici che si riuniranno intorno alla Presidenza e dall’altro i sostenitori di Ennahda che continueranno ad appoggiare il partito e il suo leader, Gannouchi. Già la mattina del 26 luglio, a poche ore dall’annuncio di Saied, si sono registrati scontri tra appartenenti ai due diversi schieramenti davanti alla sede del Parlamento. Lo stesso Gannouchi ha invocato proteste e sit-in da parte dei sostenitori del partito anche nei prossimi giorni e fino a quando il quadro democratico non sarà stato riabilitato.  

Sebbene la Tunisia sia considerato uno dei Paesi in cui il processo di democratizzazione avviatosi dopo le rivoluzioni del 2011 abbia portato ai risultati più importanti, l’instabilità politica continua a condizionare la gestione della res publica e a provocare il ciclico ripetersi di periodi a maggiore tensione. Dopo aver superato nel 2019 il vuoto di potere generato dalla morte del Presidente Essebsi senza particolari contraccolpi, le elezioni presidenziali e parlamentari tenutesi ad ottobre 2019 e la successiva crisi istituzionale hanno evidenziato la profonda frammentazione del quadro partitico e le difficoltà strutturali cui il Paese, ma soprattutto la classe politica, deve fare fronte. La decisione di Saied apre a uno scenario di rinnovata instabilità i cui risvolti politici e istituzionali dipenderanno soprattutto dai tempi di riattivazione del normale gioco parlamentare. La permanenza di uno stato d’eccezione potrebbe infatti favorire un crescendo dei fenomeni eversivi da parte della popolazione; quest’ultima infatti pur avendo manifestato il proprio disappunto in diverse occasioni negli ultimi mesi nei confronti del governo e anche del partito maggioritario Ennahdha, ha contestato con altrettanta convinzione il sistema di potere in vigore nel Paese e soprattutto l’immobilismo politico e decisionale che caratterizza la Tunisia.

Figura 4. Il Presidente Saied in Habibib Bourguiba la sera del 25 luglio 2021

Sebbene per il momento una parte della popolazione, soprattutto quella di impostazione maggiormente laica, ha approvato la scelta del Presidente, lo scenario potrebbe cambiare qualora il quadro di eccezionalità instaurato con l’articolo 80 dovesse perdurare nel tempo, configurandosi realmente come un colpo di stato costituzionale, o qualora la Presidenza non dovesse dimostrarsi in grado di adottare provvedimenti risolutivi soprattutto con riferimento alla crisi sanitaria ed economica vissuta del Paese. Avendo arrogato a se i poteri dell’esecutivo, infatti, il Presidente Saied sarebbe in quel caso ritenuto il diretto responsabile dalle piazze, anche quelle laiche, delle distorsioni del sistema e dell’immobilismo decisionale, con il rischio eventuale di vedere contestata la sua posizione da quelle stesse piazze che in un primo momento hanno supportato la sua decisione.

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