L’Etiopia di Abiy Ahmed in bilico

Il 28 giugno 2021 Getachew Reda, portavoce dell’ex partito di governo della regione del Tigray, il Tigray People’s Liberation Front (TPLF – attualmente inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche dal governo federale etiope) ha dichiarato che il capoluogo regionale Mekelle è ritornato sotto il controllo delle milizie ribelli tigrine raggruppate nelle Tigray Defence Forces (TDF).

Figura 1, regione del Tigray con indicazione delle aree parzialmente controllate dalle milizie tigrine. Elaborazione IFI Security

Lo stesso giorno il governo federale etiope, a seguito di una richiesta avanzata dal governo ad interim del Tigray (istituito dal governo federale etiope a seguito del rovesciamento del TPLF), ha dichiarato unilateralmente un cessate il fuoco fino alla fine della stagione della semina (orientativamente fino a settembre) per motivi umanitari.

Dal mese di novembre 2020 la regione è interessata da un conflitto fra milizie tigrine ribelli e governo federale etiope supportato da milizie amhara (dal sud) e esercito eritreo (dal nord). Il conflitto era stato dichiarato ufficialmente concluso il 28 novembre 2020 con la presa di Mekelle da parte dell’esercito etiope e l’istituzione di un’amministrazione regionale ad interim. Gli scontri sono tuttavia continuati e a metà giugno 2021 si era osservata un’intensificazione del conflitto e l’avvio dell’offensiva tigrina “Alula Abanega” – dal nome del generale tigrino che guidò le truppe etiopi nella battaglia di Adwa del 1896 – culminata il 28 giugno nella riconquista di Mekelle. Tale nuova azione militare aveva preso il via in seguito al fallimento di un’operazione congiunta tra le forze etiopi e quelle eritree iniziata 15 giugno 2021 allo scopo di ottenere una vittoria definitiva del fronte governativo sui ribelli tigrini.

Figura 2, Parte finale del comunicato dei gruppi ribelli tigrini. Fonte: pagina Facebook Tigrai Media House.

Dai resoconti relativi alla riconquista di Mekelle emergerebbe che la popolazione locale avrebbe accolto favorevolmente l’entrata dei ribelli, celebrandoli con fuochi di artificio nelle strade del capoluogo e intonando cori contro il primo ministro etiope Abiy Ahmed.

Contestualmente, l’area della città sarebbe stata lasciata dai militari dell’esercito federale etiope. Secondo quanto riportato da fonti locali, le forze governative, alcuni sistemi d’arma e i rappresentanti politici del governo centrale erano stati evacuati poche ore prima attraverso l’aeroporto di Mekelle con destinazione Addis Abeba. Nel corso dell’evacuazione i membri dell’Ethiopian National Defense Force (ENDF) avrebbero dato alle fiamme le loro stesse basi militari e razziato alcune banche, con l’obiettivo di non lasciare risorse militari e finanziarie al fronte tigrino. Inoltre, secondo quanto riportato dal portavoce dell’UNICEF, nel corso dell’evacuazione alcuni membri dell’ENDF avrebbero vandalizzato l’ufficio dell’UNICEF di Mekelle, distruggendo l’attrezzatura satellitare presente.

Il 29 giugno il TPLF ha dichiarato di avere recuperato completamente il controllo del capoluogo, riferendo di operazioni militari in corso contro l’esercito etiope in fase di ritirata (in direzione sud e est, secondo le dichiarazioni di Getachew Reda raccolte dalle agenzie). Secondo fonti stampa, anche i militari eritrei sarebbero in fase di ritirata nella località settentrionale di Shire, ad Adua e Axum.

Figura 3: milizie del TDF fanno ingresso a Mekelle 28/06/2021

Dalla serata del 28 giugno nella regione del Tigray risultano sospesi i collegamenti telefonici, circostanza che ostacola la verifica delle informazioni provenienti dall’area. Nella città risulterebbero al momento presenti alcuni cittadini stranieri, tra cui dei reporter del New York Times.

Dai toni e dai contenuti delle dichiarazioni diffuse dai gruppi tigrini ribelli, appare evincersi che il cessate il fuoco dichiarato dal governo federale non sia stato discusso/negoziato con le controparti tigrine. Per questo, sembra improbabile che la tregua venga rispettata dalle milizie tigrine, anche in virtù della mancanza di una risposta ufficiale da parete loro alla dichiarazione.

Al contrario è possibile che nei prossimi giorni, i gruppi ribelli tigrini tentino di consolidare la propria posizione a Mekelle e di ampliare il controllo territoriale anche ad altre zone della regione (sottoposte a controllo delle rivali milizie amhara o dell’esercito eritreo). Il 29 giugno il TPLF ha annunciato che combatterà le forze alleate al governo etiope (milizie amhara ed eritrei) anche attraversando i confini se necessario, ovvero compiendo offensive in Eritrea e in Amhara. L’effettiva implementazione della tregua è inoltre improbabile data la presenza nel tigray di milizie di etnia amhara (politicamente importanti per il primo ministro Abiy Ahmed) intervenute a sostegno dell’esercito etiope con lo scopo di prendere il controllo di diversi territori storicamente contesi tra l’amministrazione del Tigray e quella dell’Amhara (zone Welkait, Tsegede, Raya,).

Riguardo la situazione sul campo, oltre l’area di Mekelle le milizie tigrine avrebbero preso anche il controllo di alcuni collegamenti stradali ovvero Shire-Mekelle, Adirgrat-Shire, Adrigrat Agula. Altri centri urbani recentemente conquistati nel Tigray sarebbero May Mekden, Adi Guyem, Samre, Gijet, Negash, Agula, Idaga Hamus, Hagere Selam, Abi Addi, Ambalage, Hiwane, Medhane Alam, May Keyih, Mehoni, Maychew, Mekelle, Wukro, Adigrat.

Non sono noti gli armamenti di cui i gruppi tigrini dispongono attualmente ma è verosimile che la conquista di Mekelle e di altre aree della regione coincida con un aumento delle capacità operative del gruppo. Non può dunque escludersi che le milizie tigrine possano prendere di mira obiettivi nemici situati anche al di fuori della regione (Asmara, Eritrea; centri urbani dell’Amhara, Bahir Dar, Gondar, – mediante attacchi missilistici, soprattutto contro infrastrutture aeroportuali utilizzate dalle forze armate etiopi). Il 17 giugno 2021, un C130 dell’aviazione etiope, che trasportava armi munizioni e truppe di rinforzo, era stato abbattuto prima della fase di atterraggio presso l’aeroporto di Mekelle. Quest’attacco, oltre a confermare la presenza di truppe del TDF alle porte del capoluogo già nei giorni precedenti l’effettiva riconquista, potrebbe indicare la disponibilità di sistemi d’arma antiaerei.

Figura 4: Mekelle, truppe del TDF, fonte AFP

La designazione del TPLF come organizzazione terroristica da parte del governo etiope (maggio 2021), rendeva remota la possibilità di un negoziato fra tigrini e governo centrale. Al contrario, la recente conquista di Mekelle potrebbe costringere al dialogo le parti, probabilmente con la mediazione di partner internazionali. Eventuali negoziati saranno più probabili dopo la pubblicazione dei risultati delle recenti elezioni tenutesi il 21 giugno 2021.

La riconquista di Mekelle potrebbe generare conseguenze indirette sul quadro di sicurezza del resto dell’Etiopia, Paese già sistemicamente instabile e che sta attualmente attraversando una delicata fase di transizione politica. Le violenze e i gravi abusi perpetrati dai diversi attori coinvolti nel conflitto hanno verosimilmente radicalizzato la popolazione residente tigrina (più probabilmente quella filo-TPLF), configurando il rischio concreto di gravi episodi di violenza interetnica nel breve periodo (soprattutto nelle aree di confine con le regioni di Afar e Amhara). Inoltre, i recenti sviluppi nel Tigray potrebbero incoraggiare le numerose tendenze autonomiste/identitarie rilevabili in diverse regioni del Paese (Oromia, Benishangul-Gumuz, Wolayita).

Tale ipotesi appare corroborata dal comunicato congiunto del 1° luglio 2021 dell’Oromo Liberation Front (OLF) e dell’Oromo Federalist Congress, i principali partiti d’opposizione etiopi fondati sull’appartenenza etnica oromo. Nella nota pubblicata sulla pagina Facebook dell’OLF, i due partiti politici affermano che in risposta alle aspirazioni oromo è stato istituito per la regione dell’Oromia un Comitato di Transizione Regionale – Oromia Regional National Transitional Government ORNTG. Il governo di transizione oromo istituito dai due partiti politici dovrebbe restare in carica per tre anni, al termine dei quali si dovrebbero tenere nuove elezioni. Secondo quanto riportato il comitato di transizione sarà composto da 337 membri selezionati tra l’OLF, l’OFC, la società civile, le istituzioni religiose, le associazioni giovanili ed in difesa dei diritti delle donne. Alcuni seggi dovrebbero essere riservati agli esponenti del Gadaa l’autorità politica tradizionale della popolazione dei Boorana nelle regioni meridionali dell’Oromia.

L’Oromia è la regione più popolosa del Paese e la più estesa dal punto di vista geografico. Nel biennio 2016-2017 furono i gruppi politici e le milizie oromo a guidare la rivoluzione che nel 2018 portò alla nomina di Abiy Ahmed come Premier, primo oromo a ricoprire tale carica. Tuttavia, nel corso del suo governo le tensioni intestine al fronte oromo sono esplose delineando una netta frattura tra: la fazione guidata da Abiy Ahmed (promotore di politiche fondate sul concetto di medemer, ovvero un nazionalismo etiope teso a superare i particolarismi etnici) ed il fronte guidato dall’OLF e l’OFC (il cui progetto politico è strutturato sull’etno-nazionalismo oromo).

Figura 5: comunicato congiunto OLF-OFC, fonte OLF Facebook

In seguito alle rivolte scoppiate in Oromia il 29 giugno 2020 per l’uccisione del cantante e attivista oromo Hachalu Hundessa, i quadri dell’OFC sono stati arrestati e si trovano tuttora nel carcere di Qality (Kaliti) ad Addis Abeba. Tra questi sono presenti i leader dell’OFC, Jawar Mohammed e Bekele Gerba. Nella notte tra il 28 e il 29 giugno 2021, parallelamente all’avanzamento delle truppe del TPLF a Mekelle, nel carcere di Qality si sono verificati disordini e colpi d’arma da fuoco. Secondo alcune fonti locali, gli incidenti del centro di detenzione della capitale sarebbero stati finalizzati all’evasione dei leader politici oromo, tentativo tuttavia fallito. 

L’impatto della costituzione del comitato di transizione nella regione dell’Oromia dovrà essere valutato su almeno tre piani. Il primo, nel breve termine, è il quadro di sicurezza della regione, che potrebbe essere interessato dalla crescita degli scontri armati tra le forze governative e le milizie oromo dell’Oromo Liberation Army (OLA). L’incremento della conflittualità in Oromia, contestualmente al perdurare delle crisi securitarie in Tigray e nelle regioni dell’Afar, Somali e Benishangul-Gumuz, costringerebbe l’ENDF a fronteggiare molteplici conflitti interni. Tuttavia, ad oggi una tale iperestensione delle forze governative non appare sostenibile e potrebbe avere gravi ripercussioni sulla stabilità e la lealtà delle forze di sicurezza federali.

Il secondo è l’impatto istituzionale dell’ORNTG nel medio termine, ovvero in che misura il governo di transizione dissidente potrà sostituirsi effettivamente alle istituzioni governative regionali. Il comunicato, difatti, giunge a seguito delle elezioni legislative del 21 giugno 2021 (boicottate dai due partiti oromo) e potrebbe de facto delegittimare il governo centrale e le istituzioni federali.

Infine, sul lungo termine, l’azione dei partiti politici oromo ed il conflitto nel Tigray appaiono idealmente far seguito al referendum regionale del 2019 con il quale la popolazione sidama ottenne la creazione dell’omonimo stato federale. In seguito, a quel referendum, le istanze autonomiste/identitarie presenti in differenti regioni etiopi hanno raccolto un sempre maggiore consenso.

L’azione militare intrapresa dal TPLF e la decisione politica intrapresa dai partiti oromo rappresentano uno dei maggiori momenti di crisi per le istituzioni etiopi dal 1993 in poi e potenzialmente minano alla base la legittimità delle istituzioni del Paese e la continuità del suo processo di transizione politica.

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