L’instabilità del lago Alberto in Uganda

Il 12 aprile 2021, le multinazionali del comparto oil & gas Total e China National Offshore Oil Corporation (CNONC) hanno annunciato di aver siglato un accordo per l’estrazione, il trasporto e la commercializzazione delle risorse petrolifere del Lago Alberto, tra Uganda e Repubblica Democratica del Congo (RDC). Tuttavia, lo sviluppo del progetto appare oggi minacciato dall’attività di diverse milizie congolesi nelle acque del lago.

Total e CNOC, detentrici rispettivamente del 72% e dell’8% del progetto, hanno raggiunto un accordo con le controparti ugandese (UNOC) e tanzaniana (TPDC) per lo sviluppo di un progetto petrolifero che consta essenzialmente di due asset. Il primo è quello delle strutture estrattive che si svilupperanno nelle acque ugandesi del lago Alberto e sulle sue coste, in almeno tre siti: Kingfisher, Tilenga e Buliisa. Il secondo asset è una delle pipeline più lunghe al mondo, da Buliisa (Uganda) a Tanga (Tanzania), sull’oceano indiano, per una lunghezza di 1.443 km. La pipeline denominata East African Crude Oil Pipeline (EACOP) e del valore di $3.5 miliardi dovrebbe entrare in funzione nel 2025 con una capacità di 216.000 barili al giorno. Complessivamente la EACOP in Uganda attraverserà 10 distretti, per un totale di 179 villaggi. Secondo uno studio governativo del 2014, il progetto in territorio ugandese comporterà la creazione di oltre 100.000 posti di lavoro. Inoltre, parte del petrolio estratto dovrebbe supplire al fabbisogno energetico ugandese.

Le infrastrutture in prossimità del lago Alberto a oggi sono state già parzialmente realizzate. Tuttavia l’ulteriore sviluppo del progetto appare potenzialmente minacciato da azioni, in particolare rapimenti con finalità di riscatto, da parte di milizie congolesi a danno del personale locale e straniero.

Le acque del lago Alberto – con una superficie di 5.300 km2 – sono situate al confine tra Uganda, distretti di Hoima e Kikuube e Repubblica Democratica del Congo, provincia dell’Ituri. Quest’ultima è una delle regioni in cui sono maggiormente attive alcune delle oltre 130 milizie irregolari delle provincie orientali del Congo.

Dal 2017, nei tre distretti dell’Ituri che affacciano sul lago Alberto, Mahagi, Djugu e Irumu si sono verificati 404 attacchi compiuti dai gruppi armati non statali congolesi, con circa il 49% degli attacchi compiuti nel 2020. Complessivamente, dal gennaio 2017, gli attacchi compiuti hanno causato 2.275 vittime.

Nello specifico, le milizie che operano a ridosso del lago Alberto sono essenzialmente tre: la CODECO-URDPC, la CODECO-ALC e il FRPI. Dal 2017, questi gruppi armati sono stati responsabili di 180 attacchi.

Figura 1: Attacchi nei distretti dell'Ituri che affacciano sul Lago Alberto, 2017-2021, fonte dati ACLED

Le milizie che operano nella provincia dell’Ituri, e in generale nelle regioni orientali congolesi, hanno una base territoriale ben delineata tale da poterne definire il raggio d’azione. Questi gruppi armati, infatti, sono strutturati sul consenso di alcune porzioni della popolazione di etnia lendu.

La milizia Cooperazione per lo Sviluppo del Congo-Cooperative for the Development of Congo (CODECO) è un gruppo armato di etnia lendu, nato nel 1978 come una cooperativa agricola, per poi evolvere in una milizia armata fondata su elementi etnici e religiosi, attiva principalmente nella provincia dell’Ituri.

Nel 2020, in seguito all’uccisione del leader della CODECO, Hustin Ngudjolo, il gruppo armato si è frazionato in una serie di singole formazioni che operano in maniera disarticolata, perseguendo obiettivi tra loro eterogenei se non contrastanti. In particolare, tra i gruppi originatisi dalla scissione delle CODECO sussiste una relazione di conflittualità per quanto concerne l’accesso alle risorse naturali. Il gruppo CODECO-Armée de Libération du Congo (ALC) è oggi guidato da Justin Gbesi e gravita nei pressi di Tchomia, nel distretto di Djugu. L’area operativa del CODECO-ALC si sovrappone parzialmente a quella delle CODECO-Union des Révolutionnaires pour le Développmente du Peuple Congolais (URDPC) guidate da Songa Mbele, Désiré Londroma e Bassa Zukpa.

Un altro gruppo armato che opera nei distretti prospicenti il lago Alberto è il Fronte Patriottico per la Resistenza dell’Ituri (Front for Patriotic Resistance of Ituri – FRPI), che dal 2017 ha compiuto 49 attacchi, tutti diretti contro la popolazione civile.

Il FRPI nasce nel 2002 come milizia di autodifesa a supporto degli agricoltori di etnia lendu, in conflitto con i pastori di etnia hema. Le azioni del FPRI sono generalmente rapimenti con finalità di riscatto e razzie di capi di bestiame e risorse alimentari. I soggetti rapiti rispondo a differenti profili: funzionari governativi, popolazione locale (adulti e minori) e lavoratori che operano nelle miniere d’oro. Complessivamente dal 2017 il gruppo armato lendu ha compiuto 71 rapimenti e razziato centinaia di capi di bestiame.

Figura 2: Area operativa delle milizie irregolare nella provincia dell'Ituri, fonte Kivu Security Tracker

Le tre milizie appena descritte sono considerate da fonti locali tra le principali artefici degli attacchi perpetrati sulla sponda ugandese del lago Alberto. Tale ipotesi appare avvalorata da almeno due elementi. Il primo è la contiguità territoriale tra le due sponde del lago che distano 32 km, ovvero 18 miglia nautiche. Il secondo elemento è costituito dalla tipologia di attacchi che, come sulla terraferma, si concretizza in rapimenti con finalità di riscatto e razzie di risorse ittiche, attrezzature per la pesca e natanti di vario genere.

Gli attacchi armati seguono una strategia ben delineata. I miliziani accerchiano le vittime, generalmente pescatori, con imbarcazioni a motore e moto d’acqua, per poi assaltarli con armi bianche e armi di piccolo calibro. Gli attacchi avvengono indistintamente al largo della costa e nei siti di attracco. Terminata l’azione i miliziani fanno ritorno sul suolo congolese. Inoltre, i testimoni degli attacchi riportano che i miliziani indosserebbero le uniformi delle forze di sicurezza congolesi e parlerebbero la lingua lendu.

Dal 2016, nel lago Alberto sono stati registrati 17 attacchi da parte di gruppi armati congolesi, per un totale di 25 vittime. Dal 2019, si è assistito a un notevole incremento nella frequenza dei rapimenti con finalità riscatto, con 37 sequestri in 7 attacchi.

Figura 3: Attacchi delle milizie congolesi sulla sponda ugandese del Lago Alberto, fonte IFI Security

Questa tipologia di assalti appare avere una finalità duplice. In primo luogo, attraverso questi attacchi le milizie lendu ottengono delle risorse economiche con le quali autofinanziarsi. In secondo luogo, i furti di imbarcazioni e attrezzature consentono alle milizie di ricoprire un ruolo di rilievo nell’accesso alle risorse ittiche del lago. L’attivismo delle milizie nel comparto ittico appare il frutto anche di una scelta strategica dettata dai cambiamenti idrogeologici che stanno interessando le sponde congolesi del lago. Secondo un recente studio pubblicato dalle Nazioni Unite, infatti, dal 2019 ad oggi, il livello delle acque del lago Alberto si sarebbe innalzato in modo significativo, causando ciclici allagamenti sulle coste congolesi. La progressiva erosione delle coste congolesi del lago Alberto potrebbe determinare una riduzione delle risorse naturali a disposizione della popolazione locale e la progressiva modifica dei modelli di produzione a vantaggio di un’economia ittica. In prospettiva, pur perseguendo il medesimo obiettivo di preservare il proprio status nella provincia dell’Ituri, i gruppi armati non statali lendu potrebbe dirigere con maggiore frequenza le loro azioni nelle acque del lago Alberto adattando le modalità di attacco ai cambiamenti morfologici dell’area. In quest’ottica, potrebbe essere confermato il trend di maggiore attivismo delle milizie lendu nelle acque del Lago Alberto delineato nel biennio 2019-2020.

Infine, non è possibile escludere nel medio termine un coinvolgimento diretto negli attacchi della milizia di matrice jihadista delle Allied Democratic Forces (ADF). Le ADF sono un gruppo armato che ha la sua base operativa nelle montagne del Rwenzori e opera nelle provincie congolesi dell’Ituri, Nord e Sud Kivu. La milizia delle ADF è nata nel 1995 in Uganda, e accoglie al suo interno combattenti di etnia soga e konjo, oltre che miliziani stranieri provenienti dalla Tanzania, la Somalia e il Sudan. Dal 2015 in poi, il gruppo armato ha intrapreso un percorso di radicalizzazione in chiave jihadista, soprattutto grazie all’azione dell’attuale leader Musa Baluku, di etnia konjo. Baluku nel 2016 ha giurato fedeltà all’organizzazione terroristica transnazionale dello Stato Islamico-Islamic State (IS), che ne ha riconosciuto l’affiliazione nell’aprile 2019, designando la nascita della Provincia dello Stato Islamico dell’Africa Centrale. Tuttavia, è difficile definire l’effettivo legame tra le ADF e IS. Le ADF ad oggi concentrano le loro azioni nei territori del Nord Kivu, tuttavia lo sviluppo del progetto petrolifero potrebbe rappresentare un fattore d’attrazione per le ADF, tale da retrocedere il bacino operativo del gruppo armato verso il lago Alberto. Tale ipotesi appare confermata anche dall’incremento quantitativo degli attacchi delle ADF nel distretto di Irumu, al confine con la provincia del Nord Kivu. Dopo che dal 2014 al 2019 erano stati registrati nel distretto di Irumu 13 attacchi da parte delle ADF, da febbraio 2020 ad oggi ne sono stati registrati 49, con un incremento del 95% tra 2020 e 2021.

Tali dinamiche potrebbero avere un impatto concreto sullo sviluppo del progetto petrolifero ugandese di cui l’azienda francese Total detiene le quote maggioritarie. Gli asset che saranno realizzati nel lago e in prossimità dello stesso rappresentano, infatti, un elemento di potenziale attrazione per le milizie attive sulle sponde congolesi, con la conseguente necessità, per le aziende a vario titolo coinvolte nel progetto, di dotarsi di sistemi di protezione adeguati, oltre che di capacità di intelligence imprescindibili per un costante adeguamento delle misure adottate a tutela delle persone e degli investimenti effettuati.

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