L’offensiva dei Talebani in Afghanistan: outlook di breve periodo

Situazione generale dell’Afghanistan

Il quadro di sicurezza dell’Afghanistan appare in rapido deterioramento, principalmente a causa dell’offensiva militare dei Talebani contro le forze governative avviata dalla metà di aprile 2021. Tale sviluppo segue l’annuncio da parte del Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, relativo al ritiro delle forze statunitensi dal Paese entro la data simbolica dell’11 settembre 2021, a vent’anni dagli attentati che causarono l’inizio della guerra al terrorismo. Il programma di ritiro risulta però in conclusione ed è stato pertanto comunicato un suo completamento entro il 31 agosto 2021.

Nonostante gli accordi di Doha siglati con Washington nel febbraio 2020, i Talebani hanno come obiettivo il controllo di tutto il Paese per creare nuovamente l’Emirato Islamico dell’Afghanistan e hanno quindi atteso l’annuncio relativo al ritiro per avviare il proprio piano di riconquista. Si ricorda che gli accordi siglati in Qatar prevedono: 1) i Talebani devono garantire che l’Afghanistan non sia utilizzato come base, da parte di organizzazioni terroristiche internazionali e locali, per lanciare attacchi contro gli interessi statunitensi; 2) gli Stati Uniti si impegnano ad avviare un processo che porti al graduale e, infine, totale ritiro dei soldati statunitensi e della NATO dall’Afghanistan; 3) i Talebani e il governo afghano si impegnano ad avviare un dialogo di pace; 4) i Talebani e il governo afghano si impegnano ad inserire come punto cardine dei colloqui di pace un cessate il fuoco permanente.

Allo stato attuale solamente il punto 2 dell’accordo appare in via di compimento. Dall’inizio della nuova fase del conflitto i Talebani hanno triplicato il numero di distretti da essi direttamente controllati, passando da 77 nell’aprile 2021 a 223 nel mese di luglio, ossia dal 18% al 54% (l’Afghanistan ha un totale di 407 distretti – Figure 2 e 3). Tali dati sono da considerarsi provvisori e in rapido mutamento, ma la tendenza generale descrive una costante estensione del territorio controllato dagli insorti. La maggior parte delle conquiste riguardano l’Afghanistan settentrionale e occidentale, ma anche il Sud e l’Est del Paese hanno registrato capitolazioni delle forze governative. Nell’area meridionale, il gruppo ha esteso le zone da esso controllate partendo dalle roccaforti tradizionali, come le province di Kandahar e Ghazni, mentre l’offensiva talebana nel Nord ha lo scopo d’indebolire i capi locali, i cosiddetti “signori della guerra”, e i mediatori afghani impegnati nel favorire il dialogo interno. L’elemento di maggiore rilievo è che le regioni settentrionali rappresentano la tradizionale base di potere del governo afghano, che nelle ultime settimane ha rapidamente perso il controllo di numerosi distretti; le forze di sicurezza si sono arrese, abbandonando centri distrettuali, basi militari, valichi di frontiera e altri avamposti strategici.  

L’offensiva dei Talebani è stata pianificata con largo anticipo, partendo dai centri rurali già sotto il loro controllo e ora utilizzati come basi operative per la pianificazione delle operazioni militari, il reclutamento e l’addestramento dei combattenti. I militanti hanno già avviato un nuovo piano strategico, indirizzato ad attaccare i centri minori per tentare, dopo il ritiro delle ultime truppe statunitensi e della NATO, l’assalto finale alle città più importanti e ai capoluoghi di provincia, per lasciare come ultimo obiettivo la capitale Kabul.

Con i successi territoriali delle ultime settimane, i Talebani minacciano 17 dei 34 capoluoghi di provincia del Paese, mentre l’intera estensione territoriale di 18 province rischia di passare sotto il loro controllo diretto in pochi giorni. Gli insorti non dispongono, al momento, di nessun capoluogo di provincia, ma l’offensiva talebana sta compromettendo le principali risorse militari afghane, in particolare le forze aeree (un terzo dei velivoli dell’aeronautica militare è inutilizzabile) e le unità speciali, fondamentali per difendere i centri urbani. Il ritiro delle risorse aeree statunitensi, che hanno fornito oltre l’80% della potenza di combattimento per fronteggiare i Talebani, e degli appaltatori civili per fornire la manutenzione, assieme all’avanzata militare talebana, stanno mettendo a dura prova l’aviazione governativa. Inoltre, gli insorti, attaccando più città contemporaneamente, stanno costringendo l’esercito afghano a disperdere le proprie forze e a limitare le capacità di combattimento. Il governo ha dichiarato di aver inviato rinforzi in tutti i principali centri urbani e ha disposto fino alla fine dell’agosto 2021 un coprifuoco notturno nella maggior parte dei distretti (escluse le province di Kabul, Nangarhar e Panjshir) per contenere le operazioni militari dei jihadisti. I Talebani hanno lanciato incursioni in città come Ghazni, Kunduz, Herat, Kandahar, Lashkar Gah, Maidan Shahr, Mihtarlam, Taloqan, Sheberghan e Qala-i-Naw. Tuttavia, sono tre le città fondamentali attualmente sotto assedio, ossia Herat, Kandahar e Lashkar Gah. 

Figura 1 – Mappa dell’Afghanistan con le aree maggiormente interessate da attacchi terroristici dall’inizio dell’offensiva talebana. Fonte: Jane’s.

Nella provincia di Herat, 13 distretti sui 16 totali sono stati conquistati, in particolare quello chiave di Karakh, e i Talebani controllano la strada che collega il capoluogo di provincia all’Aeroporto, ancora gestito dal governo. Se gli insorti dovessero riuscire a mantenere il controllo della via di comunicazione e ad assediare lo scalo, l’esercito afghano avrà difficoltà a mantenere Herat.
Il 30 luglio 2021, alcune granate sono state lanciate contro la sede delle Nazioni Unite, causando la morte di un agente di polizia e numerosi feriti.

Anche la città di Kandahar è sotto assedio, dopo che sono stati occupati negli ultimi mesi diversi distretti che la circondano. I Talebani hanno iniziato a controllare le aree rurali per poi proseguire negli ultimi tre mesi con la conquista di quattro distretti chiave, Arghandad, Dand, Shah Wali Kot e Zhari, i quali delimitano la città a Nord, Ovest e Sud. Al momento l’intera città e il distretto di Daman sono contesi, mentre le forze governative continuano a controllare l’Aeroporto, fondamentale per il sostegno aereo all’esercito nella provincia e in ampie zone dell’Afghanistan meridionale. Tuttavia, se i Talebani dovessero riuscire a conquistare Daman, sarebbe molto difficile per le forze governative riuscire a respingere l’assalto finale verso Kandahar. Per contrastare gli attacchi aerei dei governativi, il 1° agosto 2021 i Talebani hanno lanciato tre razzi contro la pista dell’Aeroporto, causando la temporanea chiusura dello scalo.

Dalla fine di luglio 2021 i jihadisti hanno avviato un’offensiva anche verso la città di Lashkar Gah, capitale della provincia di Helmand, che è stata pesantemente bombardata e ove sono in aumento le vittime civili. Nel frattempo, gli Stati Uniti, nonostante la fase finale del programma di ritiro, hanno effettuato numerosi attacchi aerei contro le postazioni dei Talebani per sostenere l’esercito afghano e contenere l’avanzata dei militanti verso le città. Inoltre, i “signori della guerra” filo-governativi hanno riattivato le milizie armate, fondamentali forze anti-talebane durante il periodo di guerra civile degli anni Novanta e dopo l’intervento statunitense nel 2001.

Oltre a ottenere la gestione di distretti chiave in tutto l’Afghanistan, i Talebani controllano diversi valichi di frontiera (6 su 12), una situazione che compromette l’approvvigionamento di risorse strategiche verso i centri più importanti e soprattutto Kabul. Ad esempio, i militanti hanno occupato i valichi di Islam Qala e Turghundi, entrambi nella provincia di Herat e al confine con l’Iran, nonché quello di Shirkhan Bander, nella provincia di Kunduz, che confina con l’Uzbekistan. Altre aree conquistate risultano al confine con Tagikistan e Turkmenistan ed è passato ai Talebani anche il valico di Spin Boldak, situato lungo la frontiera con il Pakistan. In tutti questi casi, le forze di sicurezza afghane e i funzionari doganali hanno abbandonato i posti di controllo e sono fuggiti oltre il confine (si registra anche un incremento di rifugiati verso i Paesi dell’Asia centrale). I dazi doganali sulle merci che entrano nel Paese attraverso i valichi sono ora riscossi dai Talebani, anche se gli importi esatti non sono chiari poiché il volume degli scambi è diminuito a causa dei combattimenti. Tuttavia, il valico di Islam Qala al confine con l’Iran era in grado di generare più di 20 milioni di dollari al mese. L’interruzione del flusso di importazioni ed esportazioni ha influito sui prezzi dei beni essenziali nei mercati (in particolare carburante e prodotti alimentari). Inoltre, il 19 luglio 2021 i Talebani hanno occupato i campi petroliferi di Sugh-e-Bill (Qashqar) che appartengono al più ampio giacimento di Amu nella provincia di Sar-e-Pol.

Figura 2 – Andamento della situazione dei distretti afghani. Fonte: The Long War Journal.
Figura 3 – Andamento della situazione dei distretti afghani su mappa. Fonte: The Long War Journal.
Figura 4 – Rischi di sicurezza per i distretti afghani. Fonte: The Long War Journal.

In linea generale, si è assistito a un graduale aumento degli attacchi terroristici nel Paese, una tendenza iniziata nel 2019 e che i primi dati del 2021 appaiono confermare (gli incidenti segnalati fino al 31 luglio 2021, ossia 1.749, fanno ipotizzare che alla fine dell’anno in corso risulterà un incremento rispetto al totale registrato nel 2020, quando erano stati rilevati 3.293 episodi – si vedano le Figure 5 e 6). 

Figura 5 – Numero di incidenti terroristici in Afghanistan. Fonte: Jane’s. I dati del 2021 sono aggiornati al 31 luglio 2021.
Figura 6 - Numero di incidenti terroristici in Afghanistan (2021). Fonte: Jane’s.

In aggiunta, secondo i dati raccolti dalla Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (United Nations Assistance Mission in Afghanistan – UNAMA), dal 1° gennaio 2021 al 30 giugno 2021, 5.183 civili sono stati uccisi o feriti a causa di attacchi armati (in particolare 1.659 sono morti e 3.524 sono stati feriti). Si tratta di un aumento del 47% a confronto con lo stesso periodo del 2020 e un’inversione di tendenza rispetto agli ultimi quattro anni, quando si era assistito a una costante diminuzione (Figura 7). Per quanto riguarda gli sfollati, dall’inizio dell’anno sono oltre 300.000, in aumento soprattutto nelle zone da poco conquistate dai Talebani. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (United Nations High Commissioner for Refugees – UNHCR) ha registrato un aumento degli sfollati interni nelle province di Badakhshan, Kunduz, Balkh, Baghlan e Takhar.

Figura 7 – Morti e feriti in Afghanistan a causa di attacchi armati. Fonte: UNAMA.

L’escalation dell’offensiva talebana ha notevolmente aumentato le minacce dal punto di vista logistico. I movimenti via terra al di fuori di Kabul sono estremamente limitati e sono soggetti a rischi significativi, dati i combattimenti in corso. Mentre i voli charter attualmente rimangono fattibili tra Kabul e Kandahar (provincia di Kandahar), Herat (provincia di Herat) e Mazar-e-Sharif (provincia di Balkh), gli scontri all’interno e intorno a queste città o gli attacchi contro i loro aeroporti ridurrebbero significativamente le possibilità di voli charter come parte di un’evacuazione di emergenza. Inoltre, la situazione relativa alla sicurezza può deteriorarsi in maniera rapida e con scarso preavviso.

Nel luglio 2021 a livello diplomatico quindici Paesi (tra i quali Stati Uniti, Australia, Canada, Germania e Francia) e il rappresentante della NATO in Afghanistan hanno esortato i Talebani a interrompere l’offensiva militare in corso, in quanto si tratta di una chiara violazione degli accordi di Doha. Nel frattempo, nella capitale del Qatar sono falliti i negoziati per un cessate il fuoco da seguire durante la festa musulmana di Eid al-Adha, che negli anni passati i Talebani erano soliti rispettare, interrompendo i combattimenti (tuttavia, a fine luglio, in concomitanza con la festività, vi è stato un effettivo calo degli attacchi). I militanti sono al tempo stesso contrari alla possibilità che un contingente militare turco sia dispiegato, dopo il ritiro delle truppe statunitensi e della NATO, a difesa dell’Aeroporto di Kabul, la cui sicurezza è fondamentale per il mantenimento delle rappresentanze diplomatiche straniere in Afghanistan. Nel frattempo, le autorità cinesi, che già da anni hanno avviato un dialogo formale con i Talebani, hanno affermato che il gruppo rappresenta un interlocutore importante nel processo di riconciliazione pacifica e di ricostruzione in Afghanistan. Il dialogo tra la Cina e i Talebani rientra in un disegno politico indirizzato per Pechino ad avere rassicurazioni e garanzie a tutela dei propri interessi strategici nel Paese e per i militanti a disporre di un riconoscimento internazionale da parte di uno stato influente. Oltre al Pakistan, storicamente un importante punto di riferimento per il gruppo, la Russia è un altro attore che ha già avviato canali di dialogo con i Talebani e che potrebbe svolgere un ruolo maggiormente significativo dopo il ritiro statunitense e della NATO.

Focus Kabul

La provincia di Kabul presenta una “minaccia contenuta” rispetto ad altri centri urbani dell’Afghanistan attualmente sotto assedio ma, considerati l’avanzata dei Talebani in varie località del Paese e il fatto che la capitale rappresenta un obiettivo dei militanti, esistono concreti rischi che nel mese di settembre il quadro di sicurezza della città possa deteriorare.

Tuttavia, non appare imminente un’offensiva talebana verso la capitale, soprattutto a causa del perdurare della presenza militare statunitense e della NATO, nonostante siano presenti alti rischi per la sicurezza, specialmente lungo i confini della provincia. I militanti non sembrano intenzionati ad attaccare nell’immediato perché hanno come finalità prioritaria il controllo dei restanti centri urbani afghani più importanti, lasciando Kabul come ultimo obiettivo.

Inoltre, esistono delle difficoltà per i jihadisti. La popolazione della capitale è cresciuta significativamente dall’ultima volta che i Talebani hanno preso il controllo della città negli anni Novanta e la maggioranza dei suoi abitanti è contraria a una loro presa del potere, che potrebbe compromettere alcune conquiste ottenute sul versante dei diritti umani (soprattutto per ciò che concerne alcuni diritti fondamentali per le donne). Tuttavia, i Talebani hanno la possibilità di accerchiare le forze governative e interrompere le forniture di risorse essenziali verso la capitale, considerato che gli insorti hanno posto sotto il proprio controllo diverse autostrade che collegano Kabul alle province confinanti, ove sarebbero in grado di stabilire dei posti di blocco. Gli insorti potrebbero pertanto attaccare la capitale e avviare un assedio una volta raggiunta la sicurezza di un esito finale positivo dell’offensiva, con maggiore probabilità dopo il ritiro delle ultime truppe straniere, quindi a partire dal mese di settembre. Un’ulteriore minaccia, meno credibile, è legata a una possibile ritirata affrettata da parte delle forze statunitensi, nell’eventualità di un’estesa e immediata offensiva talebana verso la capitale.

In ogni caso, come si evince dalle Figure 8 e 9, il quadro di sicurezza di Kabul è peggiorato dal 2020, un anno che ha registrato un deciso incremento degli incidenti terroristici. Per il 2021 è possibile ipotizzare una conferma di tale tendenza e un ulteriore aggravamento della situazione.

Figura 8 – Numero di incidenti terroristici nella provincia di Kabul. Fonte: Jane’s. I dati del 2021 sono aggiornati al 31 luglio 2021.
Figura 9 – Numero di incidenti terroristici nella provincia di Kabul (2021). Fonte: Jane’s.

Nella provincia di Kabul le aree che hanno registrato il maggio numero di episodi terroristici dall’inizio del maggio 2021 sono i seguenti distretti (Police District – PD): PD5, PD6, PD8, Paghman, PD1, PD3 e Qarah Bagh. Gli attacchi avvengono solitamente con ordigni esplosivi improvvisati (Improvised Explosive Devices – IEDs e Vehicle-Borne Improvised Explosive Devices – VBIEDs), mine, autobombe, assassini mirati (membri delle forze di sicurezza, politici, attivisti, giudici, giornalisti e medici), attentati contro infrastrutture e reti di comunicazione. I Talebani possono compiere uccisioni sommarie di persone fermate in posti di blocco improvvisati, eventi già capitati a Kabul nelle ultime settimane.

Figura 10 – Mappa di Kabul con le aree maggiormente interessate da attacchi. Fonte: Janes.

Nella capitale non è inoltre da sottovalutare la presenza dello Stato Islamico (Islamic State – IS), che negli ultimi anni ha creato una propria provincia nel Paese (Wilayat Khorasan). Benché gli stessi Talebani abbiano avviato nel corso del 2020 delle operazioni che hanno limitato le capacità dell’IS, nel 2021 l’organizzazione terroristica è apparsa in ripresa e si è resa responsabile di diversi attentati.

La precaria situazione dal punto di vista della sicurezza, con un’ipotetica avanzata dei Talebani verso Kabul, potrebbe comportare nelle prossime settimane un rinnovato attivismo da parte dell’IS. A tal proposito si segnala che il 20 luglio 2021 il gruppo ha rivendicato una serie di attacchi contro diverse aree della città, effettuati mediante il lancio di tre razzi, i quali sono caduti in zone situate nei pressi del Palazzo presidenziale. L’azione non ha causato vittime o feriti, ma a livello simbolico l’IS ha inteso dimostrare la propria capacità di operare contro obiettivi sensibili della capitale. Il Palazzo presidenziale si trova nella Zona Verde, un’area solitamente altamente presidiata dalle forze di sicurezza, ove sono presenti numerose ambasciate. Già nel dicembre 2020 l’IS aveva rivendicato il lancio di alcuni razzi nella città, sempre diretti contro il Palazzo presidenziale.

Outlook di breve periodo

Nel caso in cui il governo afghano e le forze militari regolari non riescano a rispondere in maniera rapida ed efficace all’offensiva militare dei Talebani, esiste una concreta possibilità che gran parte del Paese sia conquistato dai militanti in poche settimane, con l’eccezione di Kabul. Il leader dei Talebani, Hibatullah Akhundzada, ha affermato che il gruppo intende favorire una soluzione “politica” al conflitto in corso, mentre diversi membri del gruppo hanno sostenuto che intendono evitare violenti combattimenti nelle città più importanti. Appare che gli insorti prediligano la creazione di un nuovo governo, accettato da tutte la parti, con la rimozione però dell’attuale Presidente Ashraf Ghani e delle figure politiche a lui vicine. Tra i vari scenari quello più probabile è che i jihadisti intendano presentarsi al tavolo delle trattative con il governo nelle prossime settimane da una posizione di forza, migliorando una situazione dal loro punto di vista già favorevole, evitando dunque dispendiose azioni militari a Kabul e manovre provocatorie contro le forze internazionali. Tale opzione sarebbe indirizzata a guadagnare tempo in vista del definitivo ritiro statunitense e della NATO e a mantenere aperte le possibilità di dialogo per un accordo politico con il governo, in linea teorica a favore della stabilizzazione e della gestione futura del Paese, nonché per rassicurare gli attori regionali che potrebbero colmare il vuoto strategico lasciato dalle forze occidentali (Cina, Russia e Pakistan).

Tuttavia, tale scenario appare credibile fino alla presenza dei contingenti militari stranieri. Dopo il 31 agosto (data prevista per un potenziale ritiro anticipato da parte di Washington), ma soprattutto in seguito all’11 settembre, l’offensiva dei Talebani limitata alle aree esterne a Kabul potrebbe trasformarsi in guerra civile ed essere indirizzata al controllo totale del Paese, come già avvenuto nel passato con la conquista del potere nel 1996.

In aggiunta, dopo due decenni di conflitto tra i Talebani e il governo è altamente improbabile un accordo tra le parti, posto che i vari tentativi attualmente in corso a Doha indirizzati a favorire un’intesa si trovano in una fase di stallo. Un sostegno militare al governo potrebbe essere offerto da raid aerei statunitensi contro i Talebani, soprattutto nel caso di una violenta offensiva contro la capitale, che potrebbe però comportare una recrudescenza della conflittualità interna. Appare dunque probabile che in prossimità dell’11 settembre, termine ultimo per il ritiro di tutte le forze statunitensi, la frequenza degli attacchi con vittime aumenterà e i Talebani avvieranno le proprie azioni contro le principali città, compresa Kabul. Anche se le forze governative saranno gli obiettivi principali degli attacchi, i Talebani prenderanno di mira le truppe internazionali rimaste nel Paese, considerate come “forze di occupazione”, e gli stranieri. Centinaia di truppe statunitensi rimarranno come forza di protezione diplomatica, mentre altre saranno dislocate presso l’Aeroporto internazionale Hamad Karzai di Kabul (KBL) almeno fino a settembre.

In aggiunta, una situazione che contribuisce a rendere precaria la sicurezza dell’Afghanistan riguarda la presenza dell’IS, come evidenzia il recente tentato attacco contro il Palazzo presidenziale di Kabul. Il gruppo potrebbe trarre vantaggio dalla situazione in divenire per organizzare ulteriori operazioni.

 

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