Outlook Iraq

I problemi strutturali dell’Iraq, derivanti da un’endemica conflittualità su base etnico-settaria e da una difficile situazione economica, continuano a rendere il Paese vulnerabile a forti influenze esterne. La volontà di numerosi attori internazionali di incidere sull’agenda politica nazionale (tramite pressioni di natura economica e l’impiego di proxy, spesso in violazione della stessa sovranità nazionale) ha contribuito a rendere l’Iraq una delle principali aree di sfogo delle tensioni regionali e internazionali.

Nel corso del 2020, le contrapposizioni tra Stati Uniti e proxy iraniani hanno visto una forte escalation in seguito all’uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, ad opera di un drone statunitense. Tra il 2019 ed il 2020, inoltre, si è assistito ad un rinnovato attivismo della Turchia nella regione, culminato nel 2020 in due nuove campagne militari in funzione anti-PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan – Partîya Karkerên Kurdistanê‎) nella regione semi-autonoma del Kurdistan iracheno (Kurdistan Regional Government – KRG). Le due operazioni, denominate Claw-Eagle e Claw-Tiger, hanno provocato come immediata conseguenza una rinnovata attività del PKK nel quadrante iracheno del Kurdistan e hanno contribuito ad innalzare le tensioni tra partiti politici istituzionali (KDP, Kurdistan Democratic Party e PUK, Patriotic Union of Kurdistan) e miliziani curdi (PKK, in Iraq e YPG – Yekîneyên Parastina Gel, in Siria). La minaccia posta in essere dallo Stato Islamico (Islamic State – IS) risulta tuttora presente e il gruppo mantiene in Iraq molteplici sacche di resistenza che gli permettono di lanciare operazioni in diversi governatorati del Paese (nel sud, nei deserti dell’Anbar, nelle aree contese tra governo centrale e governo regionale del Kurdistan e nei governatorati limitrofi a Baghdad di Salah al-Din e Diyala). Sostanzialmente, il 2020 ha restituito al Paese un quadro securitario in peggioramento rispetto al 2019, in controtendenza con il miglioramento registrato tra il 2018 e il 2019.

Per quanto concerne il quadro economico del Paese, il 2020 ha lasciato in eredità un’economia messa a dura prova dall’emergenza pandemica dettata dal Covid-19 e dal deprezzamento del greggio, che hanno determinato una contrazione del PIL pari al – 9,7% per l’anno appena concluso, unito ad un tasso di disoccupazione, in rapporto alla forza lavoro, del 12,8 % (25,16 % se riferito alla disoccupazione giovanile). Sullo sfondo di tali criticità, il quadro socio-politico iracheno risulta diviso e fratturato tra i partiti di natura settaria che monopolizzano lo scacchiere politico iracheno e i moti di protesta che hanno scosso il Paese tra il 2019 e i primi mesi del 2020. I manifestanti continuano a richiedere importanti riforme in ambito economico e lavorativo, la lotta alla corruzione endemica negli apparati statali e il superamento della Muassasah (ovvero della suddivisione del sistema politico del Paese su base settaria).

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