Senegal: Un quadro politico instabile

Tra febbraio e marzo 2021 si sono registrate in Senegal violente proteste di piazza che hanno provocato diverse vittime e ingenti danni a edifici pubblici e attività economiche. Al momento le tensioni appaiono in calo sebbene la situazione resti volatile e suscettibile di nuove e repentine escalation nei prossimi giorni, soprattutto nel caso in cui non si raggiunga un accordo fra le parti politiche in causa.

All’origine di tali eventi vi sono le vicende di Ousmane Sonko, leader del partito d’opposizione “Patriotes du Sénégal pour le Travail, l’Ethique et la Fraternité” (PASTEF), deputato all’Assemblea Nazionale e candidato sconfitto alle elezioni presidenziali del 2019 (terzo con il 15,67% dei voti). A partire dal mese di febbraio 2021 Sonko è stato accusato di violenza carnale, privato dell’immunità parlamentare dall’Assemblea Nazionale e arrestato per aver turbato l’ordine pubblico. Successivamente egli è stato rilasciato e posto in regime di libertà vigilata dall’8 marzo. Sonko ha sin dall’inizio sostenuto l’infondatezza delle accuse rivoltegli, denunciando il tentativo del presidente della repubblica Macky Sall di minare la sua credibilità politica e di renderlo ineleggibile.

Le vicissitudini giudiziarie di Sonko, con particolare riferimento al suo arresto avvenuto il 3 marzo, hanno provocato manifestazioni di piazza a Dakar e in altre località del Paese che hanno visto una considerevole partecipazione popolare e che in diversi casi sono degenerate in scontri e saccheggi. In una primissima fase, le proteste organizzate dai sostenitori di Sonko sembravano ricalcare le manifestazioni organizzate negli anni passati dai seguaci di due oppositori finiti sotto inchiesta giudiziaria, Karim Wade e Khalifa Sall. Quest’ultimo, ex-sindaco di Dakar, venne condannato per abusi nella gestione di fondi pubblici e successivamente graziato nel settembre 2019 dal presidente. Wade, figlio del predecessore di Macky Sall ed esponente del “Parti Démocratique Sénégalais (PDS)”, venne invece processato nel 2013 per corruzione e arricchimento illecito e, dopo essere stato imprigionato, è stato graziato da Macky Sall nel 2016. In occasioni dei loro processi i rispettivi sostenitori avevano organizzato diverse manifestazioni, in particolare nei pressi dei tribunali dove si tenevano le udienze.

Tuttavia, le più recenti manifestazioni del 2021 sono state presto caratterizzate da livelli di violenza nettamente superiori a quelli registrati negli anni precedenti. Diversi edifici sono stati dati alle fiamme, tra i quali un tribunale e a una caserma della gendarmeria, e si calcola che nella sola Dakar almeno 21 supermercati siano stati saccheggiati (e almeno due bruciati) e dodici di stazioni di rifornimento siano state prese di mira. Saccheggi sono stati registrati anche a Mbour e in altre località. Secondo le stime, almeno 11 persone sarebbero morte negli scontri fra manifestanti e forze di sicurezza.

In tale contesto inoltre, secondo diverse fonti stampa d’Oltralpe, sono state prese di mira dai manifestanti diverse imprese francesi. La direzione locale della catena di supermercati Auchan ha dichiarato che il 5 marzo nel corso delle manifestazioni dieci negozi della società sono stati saccheggiati e altri quattordici attaccati. A ciò si aggiunge il fatto che le dodici stazioni di rifornimento bersagli di attacchi viste in precedenza appartenevano alla francese Total. Questa dinamica sarebbe fra l’altro la conseguenza delle posizioni politiche di Sonko (da alcuni paragonato ai “sovranisti” presenti in altri contesti politici) che ha denunciato in più occasioni l’imperialismo economico straniero di cui a suo giudizio sarebbe vittima il Senegal. Tuttavia, lo status della Francia quale ex potenza coloniale e attore di primo piano (sia politico che economico) nella regione la rende un bersaglio facile per la retorica nazionalistica.

L’aumento dei livelli di violenza e di conflittualità registrati nel corso delle recenti proteste in Senegal deve essere letto alla luce sia delle diverse istanze alla base delle manifestazioni sia della differente caratterizzazione dei suoi partecipanti. Al contrario del contesto delle proteste organizzate a sostegno di Wade e di Khalifa Sall (quando a manifestare erano stati essenzialmente i sostenitori dei leader sotto inchiesta) le recenti manifestazioni di febbraio/marzo 2021 hanno visto la partecipazione di ampi settori della popolazione. Alla richiesta di scarcerazione dell’esponente politico e alla denuncia della presunta persecuzione ai suoi danni si sono aggiunte le contestazioni alla politica del governo in materia di gestione della pandemia da Covid-19, della disoccupazione e della povertà. Il PASTEF e altri partiti di opposizione, nonché gruppi della società civile come il movimento “Y’en a marre” (protagonista negli anni passati di proteste contro la classe politica), hanno dato vita ai primi di marzo alla coalizione “Mouvement pour la Défense de la Démocratie (M2D)”, che ha assunto il ruolo di organismo di coordinamento delle agitazioni. Ha avuto infine un ruolo considerevole la mobilitazione attraverso i social media, con l’utilizzo di hashtag quali #FreeSenegal.

In risposta all’escalation provocata dalle proteste e di fronte alle difficoltà di riportare la situazione alla normalità il Presidente Macky Sall ha accolto alcune delle richieste dei manifestanti, alleggerendo alcune delle restrizioni imposte per contrastare i contagi da Covid-19 e riducendo la durata del coprifuoco a Dakar e Thies. Tali misure erano osteggiate soprattutto da quelle fasce della popolazione operante nel settore informale e che ha risentito in modo notevole delle limitazioni agli spostamenti e alle attività commerciali. A questo cambio di strategia da parte del governo si è unita l’azione di mediazione portata avanti dai vertici della Confraternita Mouride, uno dei principali soggetti dell’islam senegalese. In seguito alle pressioni della Confraternita, il 12 marzo il M2D ha annullato una manifestazione di massa prevista per il giorno dopo a Dakar. I leader della Confraternita, d’altro canto, si sono impegnati a farsi portavoce presso l’esecutivo di una lista di 10 richieste avanzate dai contestatori, fra le quali quella di liberare i manifestanti arrestati e di porre fine alla repressione dell’opposizione.

La mediazione della Confraternita Mouride e le trattative fra le parti ad essa collegate hanno di fatto portato ad una diminuzione nell’intensità e nella frequenza delle proteste, che tuttavia rimangono possibili nel breve periodo qualora non venisse raggiunto un accordo credibile fra i due fronti. Inoltre, contribuiscono a rendere particolarmente instabile il quadro politico senegalese le prossime scadenze elettorali, ovvero le amministrative previste entro il 2021 e le legislative previste nel 2022. Riguardo invece le prossime presidenziali, fissate al 2024, Macky Sall non ha ancora reso noto se intende candidarsi per un terzo mandato, come più volte denunciato dai suoi oppositori. Quest’eventualità alimenta da tempo polemiche e tensioni sul piano politico poiché allo stato attuale la normativa non lo consente e le forze di opposizione temono che Sall punti a emendare la legislazione per poter concorrere.

La svolta autoritaria del presidente, che oppositori e organismi diversi organismi della società civile denunciano, alimenta la retorica dei suoi avversari e porta a una radicalizzazione dei toni che, unita al malcontento sociale, potrebbe catalizzare nuove violenze nei prossimi mesi. Questa dinamica potrebbe quindi aggravare la fisiologica competizione fra i partiti in occasione delle votazioni e portare a scontri fra i militanti delle diverse formazioni e fra questi e le forze di sicurezza, nonché a nuovi atti di vandalismo e saccheggi.

In questo quadro, gli stranieri presenti a vario titolo in Senegal possono quantomeno rimanere coinvolti in modo accidentale nei possibili disordini e subire di conseguenza atti di vandalismo o saccheggio ai danni delle loro proprietà. Tuttavia, visto l’atteggiamento ostile di Sonko e di altri gruppi della società civile locale, non si esclude che obiettivi e interessi riconducibili a compagnie straniere (in primo luogo francesi) possano diventare il bersaglio di proteste per il loro ruolo nell’economia del Senegal o per l’appoggio (vero o presunto) dei loro governi al presidente Macky Sall.

La tua iscrizione non può essere convalidata.
La tua iscrizione è avvenuta correttamente.

Iscriviti alla nostra Newsletter per rimanere sempre aggiornato sulle ultime novità del mondo della Security

Condividi questo articolo
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin
Seguici
Ultimi articoli